Famiglie Insieme

by giuseppebu 2. novembre 2011 12.07
Famiglie Insieme ogni sabato dalle 16 alle 18.30alla Corte Solidale Anna Micheli(strada Quercioli 152, Panocchia - Parma) Un’occasione di:ü     gioco e merenda per bambini e ragazziü     relazione tra genitoriü     laboratori per grandi e piccoliü     scambio di competenze, libri, vestiti Programma di novembre 2011 Sabato 5Giochi insiemeLaboratorio: pane e pizzette con lo chef Andrea  Sabato 12Caccia al tesoro e tornei Sabato 19Giochi insiemeLaboratorio: piccoli chimici in cucina con l’esperto Marco  Sabato 26Giochi insiemeLaboratorio: sorprese dal caffè con il chimico Giuseppe  Questa proposta nasce dalla partecipazione al bando del Comune di Parma “La Famiglia insieme in Quartiere”. Le famiglie che hanno proposto il progetto si alternano nella gestione dei pomeriggi e nei laboratori. Chi volesse offrire la propria disponibilità e restare informato/a sulle iniziative può contattare il referente del progetto Giuseppe Bizzi (0521.631181, 327.4441454, giubizzi@gmail.com) La Corte Solidale Anna Micheli, luogo dove si svolge l’iniziativa, è un’esperienza di condivisione tra famiglie e di apertura al territorio all’interno dell’associazione nazionale “Comunità e Famiglia” (www.comunitaefamiglia.org) 

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Centro estivo a Panocchia

by giuseppebu 30. agosto 2011 16.58

    Le famiglie della “Corte Solidale Anna Micheli” propongono 

La Ranocchia di Panocchia 

Centro estivo per ragazzi e ragazzedella scuola primaria 

Ogni giorno, insieme alla Ranocchia di Panocchia, salteremotra amicizia, divertimento, laboratori, giochi, storie e addirittura compiti! 

Da lunedì 12 a venerdì 16 settembre 2011dalle 8 alle 18 Corte Solidale Anna Micheli, strada Quercioli 152, Panocchia  

Educatori e educatrici esperti e competentiPranzi biologici, spuntino e merendaOgni giorno tempo e aiuto per finire i compiti delle vacanze 

Costo: 100 euro la settimana Iscrizioni: entro giovedì 8 settembre

Riunione genitori: venerdì 9 settembre alle 18.30, alla Corte Solidale Anna Micheli 

Info: Giuseppe Bizzi, 327.4441454  

La Corte Solidale Anna Micheli è un’esperienza di condivisione tra famiglie e di apertura al territorio all’interno del progetto dell’associazione nazionale “Comunità e Famiglia”. www.comunitaefamiglia.org

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Prossimo Gruppo di Lavoro per Panocchia 11-06-2011

by giuseppebu 31. maggio 2011 11.53

Domenica 8 maggio abbiamo fatto l'incontro del gruppo di lavoro, di
fatto il primo dopo "l'inaugurazione" di aprile.
Con lo stile del gruppo di condivisione abbiamo messo al centro
sogni/desideri/attese verso la comunità di famiglie.

Con la stessa modalità, abbiamo scelto di affrontare nei prossimi
incontri alcune delle dimensioni fondamentali della vita comunitaria
secondo l'esperienza di MCF: fiducia, i tre pilastri (accoglienza,
apertura, condivisione) e sobrietà.

Lo schema-tipo potrebbe essere: la mattina gruppo di condivisione su
questi temi, pranzo insieme e nel pomeriggio un momento di dialogo su
alcune questioni più concrete della vita comunitaria per le quali è
emersa l'esigenza di confronto (cassa comune, gruppo di condivisione
comunitario, tempi di vita, organizzazione, ecc).
Gli incontri del gruppo di lavoro avranno cadenza mensile (con pausa
estiva).

Il prossimo è fissato a Panocchia per sabato 11 giugno alle 10 sul
tema della fiducia.

Segue pranzo (noi pensiamo al primo) e come detto al pomeriggio
momento di confronto più pratico (conclusione circa per le 16). Per
baby sitter ci organizziamo in base alla partecipazione.
Per quanto è possibile fate sapere le adesioni con un po' di
anticipo.

Grazie, ciao.

Le Famiglie della Corte Solidale

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Prossimo gruppo di lavoro per pannocchia

by giuseppebu 6. maggio 2011 18.04

Domenica 8 maggio ore 10

Pranzo insieme (ognuno porta qualcosa)

Finiamo entro le 15 

Vi aspettiamo

Le famiglie della Corte Solidale

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IL LAVORO

by giuseppebu 29. aprile 2011 10.30
DALLA COSTITUZIONE ITALIANA:Art.1 L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.La sovranità appartiene al popolo, che l’ esercita nelle forme e nei limiti della costituzione. Art.4La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. Art.36Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa.  LAVORO: ETIMOLOGIA  E DEFINIZIONEIl termine lavoro riporta al latino labor con il significato di fatica.
Il lavoro è un'attività produttiva che implica il dispendio di energie fisiche o intellettuali per raggiungere uno scopo preciso, ossia procurarsi col proprio lavoro beni essenziali o beni superflui, o direttamente o indirettamente attraverso un valore monetario riconosciuto acquisito da terzi quale compenso. Nel mondo moderno l'attività lavorativa viene esplicata con l'esercizio di un mestiere o di una professione e ha come scopo la soddisfazione dei bisogni individuali e collettivi.  LA CONCEZIONE DEL LAVORO NEL TEMPOII termine "lavoro" possiede principalmente due accezioni: l'una ne sottolinea l'aspetto positivo,intendendolo come strumento per la realizzazione dell'uomo, l'altra ne evidenzia il risvolto negativo, poiché il lavoro per l'uomo non è necessario per la sua nobilitazione, ma per il guadagno che ne deriva.Un'importante connotazione secondaria è quella che considera il lavoro come mezzo di cui l'uomo si avvale per dominare la natura, mettendo così in risalto, il lato tecnico delle conquiste umane.La concezione del lavoro è mutata nel corso del tempo.Nel linguaggio delle comunità tribali, dato che il lavoro si "confondeva" con altre attività, non era presente un termine che lo denotasse.Nelle società arcaiche era di fondamentale importanza il rapporto tra la divinità e l'uomo, tanto che quest'ultimo metteva in relazione di continuo le proprie attività con il soprannaturale. Per questo il lavoro, soprattutto quello legato alla natura, come ad esempio l'agricoltura veniva visto come preghiera; infatti, l'uomo intravedeva e identificava nella natura la presenza divina.Ma non tutte le società arcaiche condividevano la stessa mentalità: i greci disprezzavano il lavoro manuale, lo definivano un'attività adatta solo agli schiavi, poiché "deturpava il corpo", come scrisse Senofonte, e lo ponevano in netto contrasto con la ginnastica la quale sviluppava il corpo in modo armonico…… In seguito, con il cristianesimo, il lavoro viene rivalutato e definito come un'attività necessaria, ma subordinata agli interessi divini e non a quelli dell'uomo. Si afferma così, la regola benedettina dell’"ora et labora". Nel periodo umanistico, come sostengono Leonardo Da Vinci e Leon Battista Alberti, il lavoro " riempie bene il lento scorrere delle ore", sottolineando con questa espressione la sua ritrovata importanza. Con la riforma protestante l'attività lavorativa viene ritenuta un castigo anche se offre ricompense in ambito religioso. Un esempio di questa prospettiva è la posizione di Calvino, il quale individua la salvezza divina come unico scopo del lavoro. Nel periodo rinascimentale viene esaltato l'aspetto creativo del lavoro, così come nell'Ottocento viene stimato in particolare il lavoratore, perché possiede la chiave del progresso, in quanto conosce la materialità delle cose dal momento che è a contatto con esse. da “Saggio sul lavoro ieri e oggi”   PER LA DISCUSSIONE Ø      Lavorare significa occupare il tempo nel fare qualcosa di produttivo, traendone un vantaggio generalmente economico.  Ø      Il lavoro è quella forza, unita alla consapevolezza di sé, che permette di realizzare la propria natura potenziale, portando a termine compiti etici che possano fornire un beneficio spirituale e morale a se stessi, all’ambiente sociale e naturale. Ø      Il lavoro può essere considerato lo strumento per la realizzazione dell’uomo, ma anche semplice mezzo per guadagnarsi da vivere. In entrambi i casi si tratta di una necessità che però assume una diversa connotazione: infatti nel primo acquista un significato positivo perché rappresenta una relazione essenziale tra natura e uomo, mentre nel secondo ha segno negativo, poiché la necessità non è del lavoro ma dei suoi prodotti. Perciò si contrappone la necessità del lavoro alla necessità di lavorare.  Ø      Nel magistero della chiesa si possono individuare significati ed accezioni diversi del termine lavoro. Papa Giovanni Paolo II ritiene che il lavoro possa essere indicato come mezzo per guadagnarsi da vivere, come una forma di dominio sulla natura, ma soprattutto come espressione dell’essenza stessa dell’uomo. Con il Concilio Vaticano II la Chiesa ha accolto concezioni innovatrici del lavoro in cui esso viene presentato come il mezzo attraverso il quale l’uomo partecipa e collabora al progetto di Dio, una sorta di “contributo personale alla realizzazione del piano provvidenziale di Dio nella storia”(Giovanni XXIII).  Ø      Marx ritiene il lavoro un’attività positiva, creativa: infatti giudica il lavoro non solo sacrificio, ma anche un particolare rapporto che si costituisce tra l’individuo e la cosa che egli elabora secondo le proprie attitudini naturali al lavoro. Ø      Uscito qualche mese fa, Avanti tutta di Simone Perotti è il "sequel" di Adesso Basta, 10 edizioni lo scorso anno, libro che inaugurò un ampio dibattito sul downshifting, ossia quella che potremmo definire come la scelta di (letteralmente) scalare marcia, fare un passo indietro. In sostanza, lasciare il mondo del lavoro retribuito e comunemente inteso, il lavoro in azienda, per dedicarsi ad altro e, in primo luogo, alla realizzazione di se stessi.

Se in Adesso Basta Simone Perotti (che ha "mollato" tutto quando era a capo della comunicazione di uno dei più grossi gruppi editoriali italiani) raccontava, con qualche reticenza, la sua scelta, in Avanti Tutta cerca di restituirne nuovamente le ragioni, il senso, la prospettiva. Se leggendo Adesso basta avevamo pensato che, in fondo, quante donne e quante famiglie, in Italia, fanno (più o meno volontariamente) downshifting dopo la nascita di un figlio, in Avanti tutta emergono riflessioni interessanti sull'organizzazione delle aziende e qualche spunto per capire che, in fondo, quelle che chiamiamo politiche di conciliazione famiglia-lavoro sono (ancora una volta) politiche che non riguardano il benessere delle singole famiglie, ma dei lavoratori in genere.

Sgombriamo subito il campo da un possibile equivoco. Nei libri di Perotti e nella visione d'insieme dei downshifters il lavoro è considerato come un elemento totalmente negativo e, potremmo dire, senza nessuna "possibilità di redenzione" - il lavoro, in sintesi, come momento di alienazione e sottomissione della propria soggettività alle leggi del mercato. Si lavora per consumare, in sostanza, e bisogna dire che, a onor del vero, questa appare essere oggi l'antropologia dominante nella quale le parole consumo e reddito hanno ampiamente preso il sopravvento sulla parola lavoro. Questo approccio è tuttavia diametralmente opposto a una visione del lavoro come elemento che contribuisce alla piena realizzazione dell'uomo - a una concezione positiva, insomma, del lavoro umano secondo la quale "Il lavoro è una delle caratteristiche che distinguono l'uomo dal resto delle creature, la cui attività, connessa col mantenimento della vita, non si può chiamare lavoro; solo l'uomo ne è capace e solo l'uomo lo compie, riempiendo al tempo stesso con il lavoro la sua esistenza sulla terra. Così il lavoro porta su di sé un particolare segno dell'uomo e dell'umanità, il segno di una persona operante in una comunità di persone; e questo segno determina la sua qualifica interiore e costituisce, in un certo senso, la stessa sua natura." (Laborem Exercens, Introduzione).  DOMANDE v      Il mio lavoro è “quello che avrei sempre voluto fare”? Se così non fosse, in che misura contribuisce alla mia realizzazione personale?v      Che posto occupa, in termini di tempo – energie - impegno, il lavoro nella mia vita?v      Come concilio il lavoro con la vita familiare? Faticosamente? Armoniosamente? 

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Siamo lì con voi...

by alberto 13. aprile 2011 18.26

... spiritualmente ben s'intende.

Ci farebbe piacere sapere com'è andato il gruppo di lavoro!

Ciao

Alberto & Chiara

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Gruppo di lavoro per Panocchia

by giuseppebu 12. aprile 2011 14.37

Domenica 10 Aprile, incontro del gruppo di lavoro per Panocchia. Per ora il verbale non l'abbiamo scritto, vi bastino le foto!

 

 

 

 

 

 

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Gruppo di lavoro per Corte solidale "Anna Micheli"

by giuseppebu 22. marzo 2011 14.46

Inizia il gruppo di lavoro per costruire e far crescere la corte solidale. 

Il primo incontro è fissato per domenica 10 aprile alle 10 a Panocchia, strada Quercioli 152 (Parma).

E' aperto a tutti coloro che sono interessati ad approfondire, capire, valutare questa scelta, ad aiutarci a portarla avanti, ad esserne parte eventualmente in futuro.

Ci presenteremo e racconteremo reciprocamente, visiteremo la struttura, mangeremo insieme (noi pensiamo a un primo). Conclusione prevista per le 16. 

Per conttatarci:

Giuseppe Bizzi giubizzi@gmail.com 327.444.1454

Maddalena Torti maddalena.torti@tin.it 335.7056197 

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Associazione camminando e amici fanno il COHOUSING

by alberto 18. febbraio 2010 22.22

Ciao;

ho chiamato la Fulvia di "camminando" (EX comunità territoriale) di Fidenza per chiedere come sono messi con la ricerca terreno/casa e eventualmente estorcere qualche consiglio per noi.

La faccenda sta così:

dopo tanti anni di ricerca infruttuosissima sul fronte diocesi/clero hanno deciso che tra non fare niente o mollare il principio della "non proprietà" di mcf era meglio (la seconda che ho detto) fare il COHOUSING. Da considerare anche il fatto che con l'età media del gruppo non volevano rischiare di dover cominciare l'avventura direttamente in un ospizio solidale.

Le famiglie che aderiscono, oltre a quelle di "camminando" sono 13. L'associazione manterrebbe la propria identità: gdc, cassa comune ecc.. con porta apertissima per le altre famiglie.

Il progetto è pronto e giusto stassera l'arch. Luca Rigoni (uno dei "camminando") presentava a tutti le ultime varianti. Comprano terra da una coop edile (di vittorio) molto inserita sul mercato fidentino in bella zona precollinare ospedale Vaio. Faranno, oltre agli appartamenti vari in proprietà alle singole famiglie, lavanderia comune, salone comune autocostruito con cucina, pannellamenti solari/fotovoltaici vari, progettazione bioenergetica dai mitici progettisti bolzanini e un alloggio aggiuntivo per ospitalità d'emergenza temporanea.

Senza girarci troppo intorno mi sono fatto dire le tutele varie per l'eventuale fuoriuscita di una famiglia da una situazione architettonica/sociale così "compromettente".

Risposta:

1) La gente che sceglie di entrare è già automaticamente un po' selezionata per arrischiarsi a vanvera sul progetto. Non ci sono, peraltro, famiglie giovani appena sposate.

2) La coop di Vittorio si prende una specie di prelazione per cui se qualcuno va in panne coi pagamenti del mutuo potrebbe subentrare come proprietaria e rigirare in affitto. Per una famiglia che esce si farebbe carico di riacquisizione e rivendita

3) Se uno va un po' in crisi sta chiuso in casa e si lava i panni da solo nella sua lavatrice

Domandona finale che si sono posti: siamo noi coglioni a Fidenza che non siamo stati capaci di trovare tante soluzioni varie da occupare in comodato o in Lombardia hanno un rapporto diverso con diocesi/clero/istituzioni? (Pare + gettonata la seconda risposta)

Se vogliamo ci ospiterebbero ad un pranzo domenicale per spiegarci il progetto in dettaglio.

Adesso basta sennò, nonostante tutto, rischio un pelo di entusiasmo ancora

Alberto

Sotto coi commenti...

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perchè non condividiamo più

by roberto 16. febbraio 2010 11.11
Carissimi,proviamo a sintetizzare in poche righe le motivazioni che ci hanno spinto a prendere la decisione di sospendere (usiamo questo termine di proposito per lasciare spazio ad un nostro possibile ripensamento, sperando della vostra disponibilità futura) la nostra frequentazione al Gruppo di Condivisione.Trattandosi di un documento scritto sappiamo di perdere qualcosa nella dimensione emozionale, e sappiamo anche di correre il rischio di semplificare troppo e di poter essere fraintesi, ma sentivamo di dovervi una prima, rapida, spiegazione. Ci saranno sicuramente in futuro occasioni di ulteriore scambio e confronto a tu per tu e siamo ovviamente disponibili per qualsiasi approfondimento.Non vi nascondiamo però che questo è per noi un passaggio doloroso e che, pur essendo abbastanza convinti della scelta, ci dispiace moltissimo dover affrontare questa ‘separazione’. Siamo consapevoli del fatto che un gruppo possa tenere e sostenere fatiche e diversità, ma pensiamo anche che sia corretto anche farsi da parte quando è necessario per non appesantire  e frenare il cammino di tutti. La nostra difficoltà a ‘starci dentro’ pensiamo fosse piuttosto palpabile e crediamo per questo di non aver sorpreso nessuno.La prima questione, sicuramente quella meno importante, ma che ha comunque inciso nella scelta finale è riconducibile alla nostra fatica a partecipare pienamente agli incontri a causa dell’età, e del carattere, di Giacomo e Noemi. L’essere continuamente interrotti, la preoccupazione latente anche in loro assenza, non ci hanno sicuramente permesso di vivere con la giusta intensità questi momenti. Del resto è per noi impraticabile pensare di lasciare dai nonni i bimbi anche i sabati o le domeniche.Questa cosa, come dicevamo, ha solo contribuito a determinare un bilancio che per noi è sostanzialmente negativo, e l’incontro a Gaiano ci ha aiutato a chiarircelo.Noi sentiamo infatti che queste occasioni di condivisione ci stiano togliendo più di quanto ci stanno dando. Non crediamo infatti che, come ha ripetutamente sottolineato Zendali, da questi momenti possano nascere relazioni ancora più profonde dell’amicizia, relazioni fraterne. Forse siamo immaturi in questo ma non crediamo che da momenti strutturati e ben organizzati nei quali, pronti via!, ciascuno a turno racconta il proprio vissuto più intimo, con un occhio al cronometro e un orecchio ad interpretare le urla dei bambini, possano nascere relazioni veramente profonde. Crediamo che ci debba essere ancora, nonostante la nostra età, una sana dose di spontaneità, che va sicuramente ‘preparata’ investendo sul tempo delle relazioni, ma che è fondamentale nell’accendere ed alimentare amicizie vere.Per questo il bilancio è negativo perché ci sembra di perdere quel poco tempo che faticosamente possiamo riservare alla cura delle relazioni in pratiche che oggi a noi risultano un po’ sterili e forzate.Non è un caso, e a noi pesa, il fatto che in questi mesi con le famiglie con cui avevamo già un legame di profonda amicizia, il frequentarsi si sia di fatto ridotto agli incontri di condivisione, e con le ‘nuove’ famigli,e con le quali speravamo e speriamo di saldare una relazione più significativa, non è stato quasi mai praticabile uno scambio, una frequentazione al di fuori degli incontri. Siamo convinti che ciò sia dovuto più alla fatica del nostro vivere quotidiano che ad una cattiva volontà, ma in queste condizioni gli incontri (troppo frequenti) ci hanno tolto più che dato.  Rispetto alla comunità territoriale il discorso è piuttosto legato. Per noi qualsiasi forma di aggregazione (comunità famigliare, co-housing, vicinato solidale .. che dir si voglia) trova il fondamento nella misura in cui riesce a dare a noi e alla nostra entità famiglia un vantaggio esistenziale: l’abbiamo ripetuto più volte per cui non mi sembra di dovermi soffermare su questo punto (stiamo pensando ad un sollievo reciproco nella realizzazione delle incombenze quotidiane; un sostegno reciproco nell’educazione dei figli; il risparmio derivante dalla messa in comune di alcuni servizi/strumenti; un aiuto nelle situazioni di emergenza e difficoltà estrema come lutti o malattie; un tempo più consistente e più ‘facile’ da dedicare ai rapporti interpersonali; la possibilità in futuro di condividere progetti più impegnativi di accoglienza; ecc..).Per noi la comunità non è un valore in sé, e nemmeno la sobrietà o l’accoglienza o la genitorialità diffusa e condivisa: lo diventano perché, per il nostro sentire e pensare - che non attinge ad una fede profondamente e costantemente in discussione - crediamo che vivere queste cose insieme ad altri, a dispetto del sentire comune di questa società del c…,  ci faccia semplicemente stare meglio.Per chiarire ancora di più il concetto vi facciamo questo esempio pratico: come vi abbiamo accennato in passato per noi risponderebbe ad un nostro reale bisogno e contribuirebbe a migliorarci la vita l’idea della comunità estiva, ossia la condivisione di una casa in collina/montagna abbastanza vicina da conciliare, a turno, dei periodi lavorativi e che permetta a noi, e soprattutto ai nostri figli, di scappare dall’afa e dalle zanzare della pianura e di trascorrere un periodo (più lungo delle settimane di vacanza) da vivere all’aria aperta ed in gruppo, con l’affidamento a turno ad alcuni genitori ed il supporto eventuale di una figura esterna (per tenere i piccoli o per le faccende domestiche). È chiaro che questa cosa avrebbe un costo che però noi saremmo disposti a sostenere per il beneficio che pensiamo di ricavarne. Del resto qualsiasi scelta comporterebbe dei costi e dei sacrifici, per alcune famiglie anche ben maggiori se pensiamo all’ipotesi della comunità famigliare a Casaltone. Allora perché non cimentarsi nel vivere comunitario in una cosa concreta e fattibile come questa, piuttosto che nella comunità territoriale che rischia di ridursi ad una pratica amministrativa se non è radicata nella concretezza e rispetto alla quale stentiamo a riconoscerne i vantaggi reali. Ad essere sinceri, rispetto a questa nostra proposta, non ci soddisfa la risposta negativa motivata dal fatto che alcune famiglie non avvertono il bisogno con uguale intensità perché hanno già la possibilità di usufruire di spazi esterni o di soluzioni alternative al problema (anche noi ci stiamo attrezzando con il Camper e cercando una casa da affittare per il periodo estivo con il supporto, in termini di presenza, dei nonni); ma allora dov’è tutta questa tensione alla condivisione e alla dimensione comunitaria se quando ciò comporta un sacrificio ci si tira indietro senza prende nemmeno in considerazione la cosa per verificarne i termini e le implicazioni? Infine, per le famiglie che sono più direttamente coinvolte, una riflessione sulla comunità residenziale:il modello mcf non è, per noi, compatibile con la proprietà degli immobili. Sappiamo di dire una cosa che anche Zendali ha riportato in nostra assenza, che è per noi quasi una banalità. Il rischio principale che noi avvertiamo di questo genere di esperienze è di ingabbiare famiglie e persone in contesti che, col tempo, non li soddisfano più o che li fanno stare male, senza una via di uscita praticabile. Al mondo esistono le rotture tra famiglie e nelle famiglie, e non si può far finta che questo non accada o pensare che sicuramente a noi non accadrà. La proprietà è per noi compatibile con una forma di vicinato solidale ed ad una pratica soft di co-housing (se ci intendiamo sui termini). Rispetto alla terra di Casaltone permane in noi la resistenza a fare un investimento così importante (l’Investimento) in un contesto che, vicini a parte, per il resto, sotto ogni punto di vista, non ci piace.Se invece in futuro dovesse concretizzarsi l’ipotesi dell’affitto, alla quale potremmo anche contribuire, che ammetta comunque la possibilità di ripensamenti, potremmo, ovviamente con il vostro consenso, rivalutare la nostra posizione anche rispetto al modello mcf che non ci convince soprattutto nella sua applicazione estrapolata da una comunità residenziale vera e propria. Speriamo di non aver generato mal di pancia e vi preghiamo, ai primi sintomi, di contattarci per darci la possibilità di argomentare meglio il nostro pensiero nell’ipotesi che ci fossimo spiegati male.Su una cosa ci teniamo ad essere espliciti: la nostra attuale posizione convive in noi con la stima e l’affetto che questi mesi di strada insieme hanno suscitato nei vostri confronti. Buon cammino a tutti noi. Giulia e Roberto

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